900 milioni di utenti, poi il freno. E in azienda?
Il 17 agosto OpenAI ha lanciato ChatGPT for Teens, con una modalità che invece di dare la risposta fa domande. È arrivata dopo 900 milioni di utenti a settimana e dopo le cause legali. In azienda quella modalità non l'ha ancora accesa nessuno.
<div>Il 17 agosto 2026 OpenAI ha annunciato ChatGPT for Teens, e il giorno dopo Sarah Perez l'ha raccontato su TechCrunch con un titolo che è già mezzo articolo: una versione più sicura di ChatGPT per gli adolescenti, <b>anni dopo che gli adolescenti avevano cominciato a usarlo</b>. Il pezzo ricorda che lo strumento è arrivato a fine 2022 ed è cresciuto fino a 900 milioni di utenti a settimana prima che venissero aggiunte tutele pensate davvero per i minorenni, e che ad accelerare le cose sono state le cause legali seguite a episodi di suicidio e disagio mentale fra i ragazzi.</div>
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<div>Sulla buona fede di OpenAI si può discutere quanto si vuole, ed è una discussione su OpenAI. Per chi manda avanti un'azienda la parte utile sta in cosa hanno dovuto costruire, che sono due cose diverse, e in azienda se ne guarda sempre e solo una.</div>
<div><h2>Cosa c'è dentro, di preciso</h2></div>
<div>La prima famiglia di misure riguarda <b>cosa esce</b>: protezioni adatte all'età attive di default, basate sui principi per gli under 18 che OpenAI ha messo nel proprio Model Spec e che dichiara costruiti su indicazioni di esperti dello sviluppo. Accanto restano gli strumenti per i genitori già introdotti prima, cioè notifiche, impostazioni e orari di silenzio.</div>
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<div>La seconda famiglia riguarda come si arriva alla risposta. C'è una modalità Studio che invece di consegnare il risultato fa domande guida e accompagna passaggio per passaggio, con quiz e visualizzazioni, e c'è un promemoria che compare quando il sistema si accorge che il ragazzo sta copiando invece di capire, spingendolo verso quella modalità. Sono i genitori a decidere quando è accesa di default.</div>
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<div>Guardala per un attimo dal lato di chi l'ha costruita. L'azienda che ha venduto al mondo intero la risposta immediata ha dovuto progettare un attrito per fermarla, e l'ha fatto in un posto solo, per una categoria sola di utenti, dopo che era arrivato il conto.</div>
<div><h2>In azienda la modalità Studio non l'ha accesa nessuno</h2></div>
<div>Nelle PMI dove entro, la conversazione sull'AI riguarda quasi sempre la prima famiglia di misure: cosa si può caricare, quali dati non devono uscire, che piano abbiamo sottoscritto. Sono domande giuste, tanto che ormai <a href="/blog/dal-2-agosto-il-chatbot-deve-dichiarare-che-e-unai">alcune di quelle risposte sono diventate un obbligo di legge</a>.</div>
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<div>La seconda domanda invece non la fa quasi nessuno, e suona così: in quali punti del vostro lavoro la risposta pronta è esattamente il problema?</div>
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<div>Perché ci sono processi dove va benissimo, come una conferma d'ordine, il riassunto di una riunione o la traduzione di una scheda tecnica. E ce ne sono altri dove una risposta pronta e ben scritta è il modo più rapido di fare un danno: un sollecito a un cliente in difficoltà, la replica a un reclamo, un preventivo fuori standard.</div>
<div><h2>La mail era già partita</h2></div>
<div>In un'azienda informatica delle Marche, una ventina di persone, durante il workshop con l'amministrazione la responsabile della contabilità ha raccontato una mail scritta di suo pugno mesi prima, senza AI, «giù dritta al punto» a un cliente in insoluto: comunicava il blocco della piattaforma di assistenza in attesa del rientro. Il cliente «si è incazzato come una vipera» e le «ha sbattuto giù il telefono».</div>
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<div>È il motivo per cui in aula abbiamo lavorato sulle versioni empatica e istituzionale dello stesso sollecito.</div>
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<div>Nella stessa sessione però è emerso anche l'altro pezzo della storia: una mail generata durante l'esercizio era già stata <b>spedita a cinque o sei clienti veri</b>. Lo strumento era in produzione prima che qualcuno avesse scritto chi controlla cosa prima dell'invio.</div>
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<div>Il finale però è buono e va detto: in quel reparto la postura era già giusta, perché la stessa persona ripeteva «io lo devo controllare» a ogni giro. La procedura costruita lì si chiude infatti sempre con un controllo umano, ed è la ragione per cui <a href="/blog/lai-al-telefono-di-openai-risolve-tre-chiamate-su-quattro">le regole si scrivono prima di accendere qualcosa</a>.</div>
<div><h2>L'onestà su questa storia</h2></div>
<div>L'articolo di TechCrunch è pubblico e l'ho letto per intero. Il post di OpenAI da cui è tratto non l'ho aperto, quindi i dettagli sulle funzioni sono come li riporta la testata. Va riportata anche l'obiezione della giornalista, che è seria: nessuno sa ancora quanto sarà difficile aggirare queste protezioni, e i ragazzi sono bravissimi ad aggirare i controlli dei genitori.</div>
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<div>Sul mio caso una precisazione la devo: la mail andata male e la mail generata già spedita sono successe in tempi diversi e non sono l'una la conseguenza dell'altra. Le tengo insieme perché descrivono lo stesso reparto.</div>
<div><h2>Cosa farei domattina</h2></div>
<div>Fai una lista sola, su un foglio: i cinque testi che escono più spesso dalla tua azienda verso l'esterno. Accanto a ognuno scrivi una lettera, A se la risposta pronta va bene così com'è, B se prima di partire deve passare da una persona con nome e cognome. Non serve un regolamento, serve quella colonna. Poi per i B scrivi in tre righe cosa deve guardare chi controlla, perché «controllare» senza dire cosa diventa un timbro. Fra trenta giorni chiedi quante volte quel controllo ha fermato qualcosa: <b>se la risposta è mai, il controllo non c'è, e te ne accorgi adesso invece che da un cliente.</b></div>
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<div><i>(Fonte: Sarah Perez, «OpenAI launches a safer ChatGPT for teens…», TechCrunch, 18 agosto 2026; il titolo prosegue con «…anni dopo che i ragazzi avevano cominciato a usarlo». L'annuncio di OpenAI è del 17 agosto.)</i></div>
Domande frequenti
Mettere un controllo umano su ogni testo non annulla il tempo risparmiato?
Su ogni testo sì, e infatti la lista serve proprio a non farlo su ogni testo. Nelle aziende dove entro i testi che escono davvero verso l'esterno si contano su una mano, e di quelli solo una parte è delicata: solleciti, reclami, comunicazioni che toccano soldi o rapporti già tesi. Su quelli il controllo costa due minuti e ne vale molti di più. Su tutto il resto, cioè conferme, riassunti, traduzioni, il controllo va tolto di mezzo, altrimenti diventa una firma data senza leggere e non protegge da niente.
Come faccio a sapere se il mio piano è adatto ai dati aziendali?
Si legge nelle condizioni del piano, non nelle impostazioni dell'applicazione. Sui piani aziendali dei principali fornitori i dati caricati non vengono usati per addestrare il modello, ed è una caratteristica del contratto: sui piani gratuiti e personali le regole sono diverse. La verifica pratica dura dieci minuti e va fatta prima di caricare il primo documento, non dopo il primo incidente. È lo stesso ragionamento della notizia di oggi, applicato in anticipo invece che in ritardo.
Da dove comincio se in azienda l'AI la usano già tutti senza che nessuno abbia deciso niente?
Dalla fotografia, e senza fare i processi a nessuno. Chiedi in giro quali strumenti sono in uso e chi li paga, perché quasi sempre trovi sia gente che si è pagata di tasca propria una cosa che l'azienda ha già, sia gente che non sa di averla inclusa. Da quella lista escono le due decisioni che contano: su quale piano si lavora, e quali testi non partono senza che li abbia letti una persona. Il regolamento completo viene dopo, e viene molto più facile.