L'AI che risponde al telefono di OpenAI risolve tre chiamate su quattro. Prima qualcuno le ha scritto cosa non può fare
Il 22 luglio 2026 OpenAI ha presentato Presence, il prodotto con cui installa agenti AI dentro le grandi aziende, ingegneri in sede compresi. Il numero che gira è il 75% di chiamate risolte senza un umano. La parte utile per una PMI sta prima: un lavoro solo, gli accessi contati e tre regole scritte.
<div>Il 22 luglio 2026 OpenAI ha presentato Presence, il prodotto con cui porta gli agenti AI dentro le aziende, ingegneri propri in sede compresi. Il numero che gira nei commenti sta in fondo all'annuncio: l'assistente che risponde al numero di supporto telefonico di OpenAI, il 1-888-GPT-0090, <b>risolve da solo il 75% delle richieste in arrivo</b>, e in dieci giorni ha ridotto di quindici punti percentuali i passaggi a un operatore umano.</div>
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<div>La lettura che circolerà è quella da settore: OpenAI che si mette a fare il mestiere degli integratori, gli ingegneri mandati in trasferta, il prezzo che nessuno ha ancora dichiarato. Per chi manda avanti un'azienda il pezzo utile sta più indietro, in un passaggio che racconta cosa succede prima di accendere l'agente. Quel passaggio è gratis, e vale anche a quaranta persone.</div>
<div><h2>Un lavoro solo, e solo le chiavi che servono per quello</h2></div>
<div>Nell'annuncio la frase è questa: ogni installazione parte da un lavoro specifico, risolvere un problema di fatturazione, seguire una pratica assicurativa, chiudere una richiesta IT di un dipendente. E subito dopo arriva la seconda metà, che conta ancora di più: l'agente riceve soltanto la conoscenza e gli accessi ai sistemi necessari per quel lavoro.</div>
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<div>Vale la pena rileggerla al contrario, poiché descrive l'esatto opposto di come l'AI entra nella maggior parte delle PMI, cioè un assistente generico a cui si dà tutto quello che si ha sottomano, sperando che capisca da sé cosa gli serve. <b>Un agente che sa fare una cosa sola, e ha in mano solo i dati di quella cosa, sbaglia in modo prevedibile</b>, e quando sbaglia sai già dove andare a guardare.</div>
<div><h2>Chi decide dove si ferma</h2></div>
<div>La parte successiva è ancora più concreta, ed è quella che OpenAI vende come cuore del prodotto. È l'azienda cliente a stabilire le regole: cosa l'agente può fare da solo, quando gli serve un'approvazione, quando deve passare la mano a una persona. In gergo si chiamano policy, guardrail e regole di escalation.</div>
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<div>Tradotte in italiano da ufficio sono tre righe da scrivere una volta sola: l'elenco delle azioni permesse, l'elenco di quelle che passano da un'approvazione, e la frase che dice quando l'assistente smette di provarci e chiama un collega. Nelle aziende in cui entro, quelle tre righe quasi mai esistono, per cui <b>l'unico limite dell'assistente è il buon senso di chi ci ha parlato per ultimo</b>.</div>
<div><h2>Il collaudo si fa prima, non addosso ai clienti</h2></div>
<div>Prima che l'agente arrivi agli utenti, racconta OpenAI, lo si mette alla prova sulle richieste comuni, sui casi limite e sugli scenari più rischiosi, con dei valutatori automatici che controllano se ha centrato il risultato, se ha rispettato le regole, se ha usato bene gli strumenti e se ha passato la mano quando doveva.</div>
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<div>Tra le schermate mostrate alla stampa ce n'è una in cui si simula un cambio di politica sui resi annuali prima di mandarlo in produzione.</div>
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<div>Il lavoro non finisce all'accensione, e anzi comincia lì. Le conversazioni vere e i passaggi a un umano dicono dove l'agente fa acqua, Codex propone le modifiche e un responsabile le prova contro la versione già in produzione prima di approvarle. <b>Nessuno lascia che il sistema si riscriva da sé</b>, ed è la parte che in azienda salta sempre per prima.</div>
<div><h2>Quaranta persone e un assistente con le chiavi di tutto</h2></div>
<div>In un'azienda di componenti meccanici del forlivese, quaranta persone, l'assistente sul sito era stato acceso per rispondere sullo stato degli ordini. Per farlo funzionare gli avevano dato in pasto l'intera cartella condivisa del commerciale, che dentro aveva anche i listini con gli sconti per fascia e le condizioni riservate a due rivenditori.</div>
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<div>Un prezzo sbagliato non l'aveva mai tirato fuori, e in ufficio lo portavano avanti come prova che andasse bene così. Ci abbiamo messo un pomeriggio a rimetterlo in riga: un lavoro solo, lo stato degli ordini, una cartella con dentro le sole informazioni di consegna, e la regola che qualunque domanda su prezzi, tempi di produzione o reclami passa a una persona con nome e cognome. <b>Da quel giorno l'assistente sa fare meno cose, e nessuno teme più quello che potrebbe dire.</b> Quella stessa finestrella, dal 2 agosto, deve anche <a href="/blog/dal-2-agosto-il-chatbot-deve-dichiarare-che-e-unai">dichiarare di essere un'AI</a>.</div>
<div><h2>Quello che OpenAI fa pagare, e quello che ti scrivi da solo</h2></div>
<div>Presence per ora è riservato ad alcune aziende clienti dentro un programma a disponibilità limitata, le installazioni le guidano gli ingegneri di OpenAI, i Forward Deployed Engineers, insieme a qualche integratore selezionato, e in versione self-service non esiste. Sul prezzo l'azienda non ha detto nulla: VentureBeat scrive di averlo chiesto due volte senza ottenere risposta.</div>
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<div><b>A pesare sul conto è il lavoro umano intorno al modello</b>, cioè scegliere il processo, collegare i sistemi, scrivere le regole e collaudare. La stessa sostanza, in scala da PMI, sta su un foglio A4 e non richiede nessun contratto: quale modello ci sia sotto conta molto meno di quanto sembri, e <a href="/blog/il-modello-da-solo-non-e-piu-il-prodotto-la-lezione-di-kimi-k3">ne ho già scritto</a>.</div>
<div><h2>Cosa farei domattina</h2></div>
<div>Prendi l'unico punto in cui oggi un'AI tocca già i tuoi clienti o i tuoi colleghi, il chatbot del sito, il risponditore su WhatsApp, l'assistente che qualcuno usa per rispondere alle mail, e mettiti davanti a un foglio. In alto scrivi il lavoro, uno solo, in una riga sola: «dice a che punto è un ordine». Sotto elenchi cosa gli hai dato da leggere e togli tutto quello che a quel lavoro non serve, listini e margini per primi. Poi le tre regole: cosa può fare da solo, cosa deve farsi approvare, e a chi passa la palla quando la domanda esce dal seminato, con un nome e un cognome, non con «l'ufficio competente». A quel punto prenditi cinque domande cattive, quelle che farebbe davvero un cliente arrabbiato, e provale tu prima di lasciarcelo entrare, perché il collaudo fatto su un cliente vero lo paghi due volte. In fondo al foglio scrivi una data a trenta giorni e il nome di chi quel giorno rilegge le conversazioni e decide cosa cambiare, ed è la riga che nessuno scrive mai: <a href="/blog/chi-costruisce-lagi-chiede-di-collaudarla-e-tu-usi-lai-a-scatola-chiusa">misuralo per un ciclo intero</a> e poi decidi sui tuoi numeri. OpenAI ha fatto esattamente questo prima di mettere un'AI a rispondere al proprio telefono, e solo dopo ci ha costruito sopra un prodotto da vendere alle grandi aziende. <b>La versione da quaranta persone la scrivi domattina, prima del secondo caffè.</b></div>
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<div><i>(Fonte: OpenAI, «Introducing OpenAI Presence», 22 luglio 2026; dettagli su disponibilità e prezzi da VentureBeat, 22 luglio 2026)</i></div>
Domande frequenti
Il mio assistente risponde già bene, perché dovrei restringergli gli accessi?
Perché finora ha risposto a chi faceva le domande facili. Un assistente collegato a tutto sbaglia di rado, e quando capita succede dove non te lo aspetti, con dati che a un cliente non avresti mai messo per iscritto. Restringere il campo costa un pomeriggio e non toglie nulla al servizio: l'agente continua a fare il lavoro per cui l'hai acceso, con dentro solo le informazioni che servono a quel lavoro. Il resto, listini, margini, condizioni riservate, non gli serve per dire a che punto è un ordine.
Serve un prodotto come Presence per fare le cose per bene?
No, e per una PMI oggi nemmeno si può: Presence è dentro un programma a disponibilità limitata, riservato ad alcune aziende clienti, con le installazioni guidate dagli ingegneri di OpenAI e da qualche integratore selezionato. Quello che una PMI può prendersi è il metodo, che non è coperto da brevetto: un lavoro solo per ogni agente, gli accessi ridotti al minimo, tre regole scritte su cosa può fare da solo, cosa deve farsi approvare e quando chiama una persona, il collaudo sui casi difficili prima di accenderlo. Quattro cose che stanno su un foglio.
Chi dovrebbe scrivere queste regole in azienda?
Le scrive chi conosce il processo, molto prima di chi ha installato lo strumento. Se l'assistente risponde sugli ordini, le regole le mette giù chi in ufficio ordini sa cosa si può dire a un cliente e cosa no, con il fornitore che poi le traduce nella configurazione. Serve anche un nome accanto alla data di revisione, altrimenti fra tre mesi le conversazioni non le rilegge nessuno e l'assistente resta fermo a com'era il giorno dell'accensione, mentre prodotti, prezzi e clienti sono andati avanti.