Google dice che il 15% delle ricerche è nuovo. Il tuo marketing vive sull'altro 85%

Il 24 luglio 2026 Giorgio Taverniti, ospite del podcast di Raffaele Gaito, ha girato il numero con cui Google si racconta da vent'anni. Quello che resta in mano a chi guida una PMI è un piano di visibilità costruito su parole che i clienti stanno smettendo di usare.

Google dice che il 15% delle ricerche è nuovo. Il tuo marketing vive sull'altro 85%

<div>Il 24 luglio 2026 Raffaele Gaito ha pubblicato sul suo podcast What's Next un'ora di chiacchierata con Giorgio Taverniti, cofondatore di Search On Media Group e uno dei nomi storici della SEO italiana. Dentro c'è un numero che da solo vale tutta l'intervista: 15%. <b>È il dato con cui Google racconta sé stesso da vent'anni, e adesso gli si sta rivoltando contro.</b></div>
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<div>La parte che finirà nei titoli è quella sulla SEO che muore o non muore, con gli acronimi nuovi che spuntano ogni sei mesi, GEO, AEO, e Taverniti stesso dice di essere stanco di quei mille termini. La parte che serve a chi ha un'azienda sta nel rovescio di quel 15%, e non la sta citando nessuno.</div>
<div><h2>Il numero che Google ripete da vent'anni</h2></div>
<div>Google dichiara da sempre che il 15% delle ricerche che riceve non è mai stato fatto prima da nessuno. Taverniti gira la frittata: se il 15% è nuovo, vuol dire che per l'85% l'umanità cerca sempre uguale. E non ci arriva da sola, poiché i suggerimenti automatici, i box, i completamenti sono corsie che incanalano tutti verso le stesse parole. <b>Un'autostrada del genere serve a due cose molto concrete: vendere pubblicità su ricerche prevedibili e risparmiare agli algoritmi il lavoro di ricalcolare tutto ogni volta.</b> Su quell'85% prevedibile è stato costruito tutto quello che oggi chiamiamo marketing digitale. La lista delle parole chiave, le posizioni da conquistare, il budget spalmato su quelle parole, tutto poggia lì sopra.</div>
<div><h2>Cento persone, cento richieste diverse</h2></div>
<div>Poi Taverniti fa l'esempio che rende l'idea meglio di qualsiasi grafico. Chiudi cento persone in una stanza e chiedi a ognuna di trovarsi il ristorante per stasera con ChatGPT: escono cento richieste diverse, ognuna con i suoi vincoli, gusti, orari, budget. <b>Quando la domanda si sposta lì, quell'85% di ricerche uguali si sbriciola, e con lui la lista di parole su cui hai costruito il piano.</b> Nell'intervista cita anche le proporzioni di oggi: il 48% del traffico arriva ancora dalla ricerca classica, il 10% dai social, meno dell'1% dai sistemi di AI. Su quest'ultimo numero mette una nota che vale la pena tenere a mente, perché è sottostimato: buona parte del traffico che nasce da un'AI non viene riconosciuta come tale e finisce chissà dove dentro i report.</div>
<div><h2>Quaranta parole in un file, zero domande vere</h2></div>
<div>In un'azienda metalmeccanica del cesenate mi hanno mostrato il loro piano di visibilità, un foglio con quaranta parole chiave aggiornato una volta l'anno dall'agenzia. Poi ho passato mezza giornata in ufficio commerciale ad ascoltare le telefonate. Quello che i clienti chiedevano davvero non somigliava a nessuna di quelle quaranta parole: erano frasi intere, piene di vincoli, il pezzo entro venerdì, quella tolleranza lì, il certificato che serve al loro cliente finale. <b>Quel foglio raccontava come si digita su Google, e di cosa serve a chi compra non diceva niente.</b> Con un assistente AI davanti, il cliente quella frase intera adesso la scrive per esteso, vincoli compresi. Chi ha in casa le risposte a quelle frasi parte avvantaggiato, chi ha solo le quaranta parole se ne accorgerà tardi.</div>
<div><h2>La parte che fa più male</h2></div>
<div>C'è poi una cosa che a chi lavora nel digitale da vent'anni brucia parecchio, e Taverniti la dice senza girarci intorno: siamo stati presuntuosi. Abbiamo pensato che il marketing di prima fosse roba superata, che il digitale spazzasse via tutto, e per strada ci siamo fregati delle basi. Ora che i dati diminuiscono si torna indietro a riscoprirle, e lui lo racconta ridendo perché si ritrova a parlare di digital PR. <b>Il marketing è nato dall'osservazione di quello che già funzionava, prima ancora che qualcuno provasse a inventare tecniche migliori.</b> Il consiglio che dà alle aziende, alla fine, è quasi banale: se hai un buon ristorante, cucina bene. Per una PMI vuol dire che la visibilità dei prossimi anni si gioca su cosa sai fare meglio degli altri e su quanto sei riconoscibile, molto più che su una tabella di parole.</div>
<div><h2>Cosa farei domattina</h2></div>
<div>Per trenta giorni chiedi a chi risponde al telefono e alle email, commerciali, assistenza, ufficio tecnico, di incollare in un foglio condiviso la richiesta del cliente con le sue parole, per intero, senza riassumerla. A fine mese ti ritrovi un centinaio di frasi vere. Fanne due cose. Mettile a confronto con la lista di parole chiave che paghi da anni e conta quante di quelle frasi lì dentro non c'erano. Poi prendi le dieci più ricorrenti e verifica che sul sito esista una risposta esplicita, scritta come la domanda te la fa il cliente e non come la scriverebbe un SEO. È lo stesso <a href="/blog/chi-costruisce-lagi-chiede-di-collaudarla-e-tu-usi-lai-a-scatola-chiusa">collaudo di trenta giorni</a> che consiglio per qualsiasi strumento nuovo, applicato però alle domande dei tuoi clienti. Costo zero, più l'attenzione di chi già quelle telefonate le riceve. <b>Quelle frasi sono già i prompt che i tuoi clienti stanno scrivendo altrove, da qualcun altro.</b></div>
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<div><i>(Fonte: intervista di Raffaele Gaito a Giorgio Taverniti, podcast What's Next, 24 luglio 2026)</i></div>

Domande frequenti

Devo smettere di fare SEO e buttare via la lista di parole chiave?

No, e Taverniti è il primo a dirlo: la SEO cadrà per ultima proprio perché il suo mestiere sono i bisogni delle persone, molto prima delle parole infilate in una pagina. Il 48% del traffico arriva ancora da lì, quindi quella lista continua a lavorare. Diventa il pavimento su cui appoggi le domande vere dei clienti, invece di essere tutto il piano.

La mia azienda è B2B, i clienti mi chiamano al telefono o mi conoscono già. Mi riguarda?

Ti riguarda soprattutto. Chi ti chiama oggi ha spesso già chiesto a un assistente AI chi contattare per quel problema, e ci è arrivato scrivendo la sua situazione per esteso. Se sul tuo sito quella situazione è raccontata con parole tue, hai una possibilità di comparire in quella risposta; se c'è solo un catalogo di prodotti, no.

Come faccio a sapere se ChatGPT o Gemini stanno citando la mia azienda?

Nei report vedrai pochissimo, perché quel traffico oggi è sotto l'1% ed è pure sottostimato. Il modo più rapido è farlo a mano: prendi le domande vere raccolte dai tuoi commerciali, falle tu ai principali assistenti AI e guarda quali aziende escono. Se non ci sei mai, hai la risposta senza bisogno di nessuna dashboard.