Dal 2 agosto il chatbot sul tuo sito deve dichiarare che è un'AI. Il tuo lo fa?

Il 20 luglio 2026 la Commissione europea ha pubblicato le linee guida sull'articolo 50 dell'AI Act: dal 2 agosto chi scrive a un chatbot deve sapere che dall'altra parte c'è una macchina. Per una PMI la riga da cambiare nel widget si sistema in un minuto. Poi resta da contare quanti punti automatici ha accesi senza saperlo, e lì i giorni passano.

Dal 2 agosto il chatbot sul tuo sito deve dichiarare che è un'AI. Il tuo lo fa?

<div>Il 20 luglio 2026 la Commissione europea ha pubblicato le linee guida sugli obblighi di trasparenza dell'articolo 50 dell'AI Act, in vigore dal 2 agosto 2026, cioè da ieri. Dentro c'è la regola che tocca più aziende di quante credano: <b>chi fornisce un sistema che interagisce direttamente con le persone deve progettarlo in modo che quelle persone sappiano di parlare con un'AI</b>, «a meno che non sia ovvio». Le FAQ fanno anche i nomi, e sono quelli che ti aspetti: chatbot, agenti AI, avatar.</div>
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<div>Nei titoli girerà la cifra grossa, fino a 15 milioni di euro o il 3% del fatturato mondiale totale dell'esercizio finanziario precedente. Per chi manda avanti un'azienda la faccenda comincia dalla prima riga che il chatbot scrive quando si apre la finestrella in basso a destra del sito.</div>
<div><h2>«Ciao, sono Giulia, come posso aiutarti?»</h2></div>
<div>È la configurazione che trovo più spesso nelle PMI: un nome di persona, un tono cordiale e nessun segnale che dall'altra parte ci sia un software. Arriva così dal fornitore del widget e da allora nessuno l'ha più toccata. Da domenica quella riga ha un problema, poiché l'informazione va data fin dall'inizio della prima interazione, in modo chiaro e distinguibile, accessibilità compresa.</div>
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<div>L'eccezione «è ovvio» esiste, ma le linee guida chiedono di leggerla in modo restrittivo, visto che toglie trasparenza a chi sta dall'altra parte. Il metro è la persona media, ragionevolmente informata e avveduta, e su quel metro <b>un nome di battesimo e un tono da collega spingono nella direzione opposta</b>. <a href="/blog/lai-prima-causa-citata-licenziamenti-2026-la-colpa-ha-il-nome-giusto">Chiamare le cose col loro nome</a> costa una riga di testo.</div>
<div><h2>Quando la regola ti riguarda</h2></div>
<div>I criteri sono quattro e valgono insieme: il sistema deve qualificarsi come sistema di AI; dev'essere progettato per un vero scambio a due vie con le persone, non per limitarsi a raccogliere dati o a restituire risposte automatiche; l'interazione dev'essere diretta, cioè senza un umano che faccia da intermediario; e dall'altra parte devono esserci persone fisiche. Chi lavora solo in sottofondo, da macchina a macchina, resta fuori, per cui il gestionale che smista le fatture non c'entra.</div>
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<div>Poi ci sono i ruoli, e conviene sapere quale ti tocca. Il fornitore è chi sviluppa il sistema, o se lo fa sviluppare, e lo immette sul mercato o lo mette in servizio con il proprio nome o marchio; l'utilizzatore è chi lo usa sotto la propria autorità in ambito professionale. <b>Se ti sei fatto costruire un assistente e lo hai pubblicato col tuo marchio, l'hai messo in servizio a nome tuo.</b> Vale anche col software comprato fuori Europa, quando l'output si usa qui.</div>
<div><h2>Quattro punti accesi, nessuno li aveva contati</h2></div>
<div>In un'azienda di serramenti del cesenate, sessanta persone, ho chiesto quanti fossero i punti dove un cliente può parlare con qualcosa di automatico. Mi hanno risposto uno, il chatbot del sito, e ne abbiamo trovati quattro: il chatbot, che si presentava con un nome di donna; il risponditore su WhatsApp acceso da un commerciale per le sere; un assistente nell'area rivenditori arrivato con un aggiornamento del portale; un vocale sul centralino, acceso per prova e mai spento.</div>
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<div>Gli ultimi tre li aveva accesi qualcuno, in momenti diversi, senza dirlo a nessuno. <b>Sistemare i testi è stato un pomeriggio. Ricostruire chi avesse acceso cosa ci ha portato via molto di più.</b></div>
<div><h2>Le due date da segnare</h2></div>
<div>Gli obblighi partono dal 2 agosto 2026, e sulla trasparenza di chi parla con chi non c'è proroga che tenga.</div>
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<div>Un periodo di grazia c'è, ed è stretto: vale solo per i sistemi già sul mercato prima di quella data e solo per l'obbligo di marcare i contenuti generati e renderli rilevabili, l'articolo 50(2), che per loro scatta dal 2 dicembre 2026. Quello che l'AI ha prodotto prima del 2 agosto 2026 non va etichettato a ritroso, anche se la Commissione incoraggia a farlo dove è possibile. <b>Per la riga di benvenuto del tuo chatbot la data era ieri.</b></div>
<div><h2>Quanto costa metterlo a posto</h2></div>
<div>Nella maggior parte dei casi basta una riga di testo nel widget, che il fornitore cambia dal pannello in mezzo minuto. Resta il censimento, che in molte aziende è la parte lunga: nessuno sa più quanti punti automatici siano accesi né da quando.</div>
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<div>Va detta anche la parte che nei titoli non trovi. La proporzionalità può essere presa in considerazione per le PMI e le piccole imprese a media capitalizzazione, e a controllare sono soprattutto le autorità nazionali di vigilanza del mercato (l'AI Office ha un ruolo limitato, il Garante europeo della protezione dei dati vigila sui sistemi usati dalle istituzioni UE). Agitare la cifra grossa come spauracchio serve a chi vende consulenze a peso. <b>Sull'«è ovvio» le linee guida danno un criterio ed esempi pratici, poi la valutazione sul tuo caso resta in mano tua.</b></div>
<div><h2>Cosa farei domattina</h2></div>
<div>Il primo giro lo fai in venti minuti, con il telefono in mano e nient'altro. Conta i punti in cui un cliente può trovarsi a parlare con qualcosa di automatico: sito, WhatsApp, e-commerce, centralino, messaggi sui social. Provali come farebbe lui e leggi la prima riga che arriva, perché è lì che si gioca tutto: dove non si capisce che dall'altra parte c'è un'AI, il testo di benvenuto va cambiato, e di solito basta «assistente virtuale» al posto del nome.</div>
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<div>Accanto a ogni punto segna poi il fornitore e da quando il sistema è stato immesso sul mercato o messo in servizio, perché la proroga al 2 dicembre 2026 vale solo per i sistemi già sul mercato prima del 2 agosto 2026 e solo per l'obbligo di marcatura dei contenuti generati. È lo stesso <a href="/blog/openai-mette-un-semaforo-sulla-sua-ai-chi-la-controlla">semaforo di cui ho già scritto</a>, portato sui punti di contatto con i clienti. <b>Quella riga qualcuno la sta leggendo adesso, mentre leggi questo, e da ieri deve dirgli che dall'altra parte c'è una macchina.</b></div>
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<div><i>(Fonte: Commissione europea, linee guida sugli obblighi di trasparenza dell'AI Act, 20 luglio 2026, e FAQ sull'articolo 50, aggiornate al 24 luglio 2026)</i></div>

Domande frequenti

Il chatbot me l'ha messo l'agenzia, la responsabilità è loro?

Dipende da come è finito sul tuo sito, e vale la pena leggere le definizioni. Per l'AI Act il fornitore è chi sviluppa il sistema, o se lo fa sviluppare, e poi lo immette sul mercato o lo mette in servizio con il proprio nome o marchio: se quell'assistente è pubblicato come tuo, con il tuo logo e sul tuo dominio, hai un ruolo che l'agenzia non ti toglie. In pratica ti conviene farti cambiare la riga di benvenuto dal fornitore, che ci mette due minuti, e mettere per iscritto chi ha configurato cosa. Vale anche se il software è americano, poiché chi sta fuori dalla UE ricade nelle regole quando l'output viene usato qui.

Il mio è un chatbot piccolo, risponde a quattro domande sui prodotti. Mi riguarda davvero?

Dipende, e i criteri da guardare sono quattro, tutti insieme: dev'essere un sistema di AI; dev'essere progettato per un vero scambio a due vie con la persona, non per limitarsi a raccogliere dati o a restituire risposte automatiche; l'interazione dev'essere diretta, senza nessuno in mezzo; dall'altra parte dev'esserci una persona fisica. Nessuno dei quattro ha una soglia: non esiste un limite di fatturato o di dimensione aziendale sotto il quale la regola smette di applicarsi. Quindi se il tuo assistente conversa davvero con chi scrive, ci sei dentro anche se risponde solo su quattro prodotti; se è un menù di risposte preconfezionate, il secondo criterio va valutato caso per caso. Restano fuori i sistemi che lavorano in sottofondo, da macchina a macchina, come il gestionale che smista i documenti.

Quanto mi costa mettermi in regola?

Sulla singola finestrella serve una riga che dica chiaramente che si sta parlando con un assistente virtuale, all'inizio della prima interazione, e il fornitore la cambia dal pannello. Il resto del lavoro è il censimento: scoprire quanti punti automatici hai accesi e chi li ha configurati. Sulle sanzioni si legge di 15 milioni di euro o del 3% del fatturato mondiale totale dell'esercizio finanziario precedente, con la proporzionalità che può essere presa in considerazione per le PMI e le piccole imprese a media capitalizzazione, e a vigilare sono soprattutto le autorità nazionali di vigilanza del mercato. Prima di comprare una consulenza spaventato dalla cifra, apri il tuo sito dal telefono e leggi la prima riga del chatbot.