Meno 56% di costo, meno 2% di resa. E da te?

Il 20 agosto AT&T ha raccontato di aver tagliato fino al 56% il costo di alcune attività AI instradando le domande dei dipendenti verso modelli più economici. La qualità è calata del 2%. È quel 2% il numero che dovrebbe interessare a chi manda avanti un'azienda.

Meno 56% di costo, meno 2% di resa. E da te?

<div>Il 20 agosto 2026 PYMNTS ha ripreso un articolo di The Information su AT&amp;T: la compagnia telefonica ha ridotto <b>fino al 56% il costo della scrittura di codice e di alcuni altri compiti avanzati</b> girando le domande dei dipendenti verso modelli più economici quando il compito lo consentiva. A raccontarlo è Mark Austin, il vicepresidente che sovrintende l'AI usata dalle persone dentro l'azienda. Gli strumenti sono i router di LiteLLM, che valutano quanto è complessa una richiesta e decidono se può andare su un modello che costa meno. Nello stesso periodo la qualità del risultato è calata del 2%.</div>
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<div>La notizia gira come una storia di risparmio, e per una multinazionale americana lo è. Per chi manda avanti un'azienda qui la parte utile sta in quel 2%, e in quello che AT&amp;T ha dovuto avere in mano prima di poter accendere qualunque router.</div>
<div><h2>Cosa ha fatto AT&amp;T, di preciso</h2></div>
<div>I movimenti sono due e conviene tenerli separati. Il primo è l'instradamento, per cui una domanda semplice non arriva al modello più costoso e ci arriva solo quella che lo merita. Il secondo riguarda chi fornisce i modelli, poiché l'azienda vuole tenere <b>piatta</b> la spesa verso Anthropic e OpenAI aumentando la quota di lavoro che gira su modelli aperti, dal 40% di oggi a una forbice fra il 60 e il 70% nei prossimi anni.</div>
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<div>I nomi citati sono Nemotron di Nvidia, Llama di Meta e Gemma di Google. Su DeepSeek e Moonshot, cioè i cinesi, per ora l'azienda si ferma e ne sta valutando i rischi.</div>
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<div>C'è poi una riga che vale la lettura di tutto il pezzo. Secondo Austin i modelli aperti restano indietro da sei a dieci mesi rispetto ai migliori, tuttavia il divario si sta stringendo, e sui compiti veri sono «buoni quanto o meglio» dei modelli più vecchi di Anthropic e OpenAI. Tradotta per te: quel modello di un anno fa, con cui in azienda si lavorava benissimo, oggi esiste anche in versione aperta, ed è una conferma di quanto <a href="/blog/il-modello-da-solo-non-e-piu-il-prodotto-la-lezione-di-kimi-k3">il modello da solo non sia più il prodotto</a>.</div>
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<div>Il contesto lo dà il resto dell'articolo. I costi sono saliti per due ragioni che si sommano, cioè il passaggio dai chatbot agli agenti, che macinano molto più calcolo, e lo spostamento dei fornitori dall'abbonamento fisso al conteggio a consumo. Dopo due anni in cui la regola implicita era spingere le persone verso il modello più grosso e usarlo il più possibile, quella stagione si sta chiudendo.</div>
<div><h2>Il numero che conta è il 2%</h2></div>
<div>Prendi la coppia di cifre e girala. Se sposti una fetta consistente del lavoro dal modello più caro a uno che costa una frazione, e la qualità scende di due punti, quella fetta di lavoro <b>non aveva bisogno del modello caro</b>. Nessuno però l'aveva mai deciso: in mancanza di un criterio tutto finisce sul più grosso, che è la strada di minor resistenza.</div>
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<div>C'è il presupposto, ed è il pezzo che in azienda manca. Per instradare devi sapere cosa entra, cioè che tipo di domande fanno le persone, quante volte, e quanto pesa ciascuna. AT&amp;T quel dato ce l'aveva, tanto da poter dichiarare una percentuale al punto decimale. Nelle PMI dove entro quel dato non esiste, e la conversazione sui costi si ferma alla riga dell'abbonamento, che è la parte piccola. Vale qui lo stesso criterio per cui <a href="/blog/il-modello-si-sceglie-sui-tuoi-dati-non-sui-benchmark-di-chi-lo-vende">un modello si sceglie sui propri dati</a> e non sulle classifiche di chi lo vende.</div>
<div><h2>In un'agenzia l'instradamento lo facevano già a mano</h2></div>
<div>In un'agenzia di comunicazione romagnola, trentotto persone, il reparto che segue le campagne aveva costruito una procedura per la fotografia settimanale degli account pubblicitari. Funzionava e consumava troppo, e il primo istinto è stato che fosse scritta male.</div>
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<div>Non era quello. La procedura era già ottimizzata, e il costo stava tutto nel numero di account che le facevamo macinare, perché doveva entrare uno per uno in una sessantina di clienti. La soluzione trovata in sessione è di metodo prima che di strumento: <b>filtrare a monte</b>, cioè farle guardare solo gli account che negli ultimi sette giorni non hanno speso o non hanno portato conversioni. Il lunedì mattina una persona apre i pochi che meritano attenzione e dice questo mi torna, questo no.</div>
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<div>Nella stessa azienda lo stesso ragionamento sui modelli lo avevamo già fatto, senza chiamarlo così. Lo strumento che usano ne ha tre, uno veloce per le domande secche, uno di mezzo e uno molto più bravo a ragionare che consuma in modo sproporzionato: con l'abbonamento base una sola domanda impegnativa lo prosciuga. Il consiglio dato in aula è stato di lavorare su quello di mezzo, che regge benissimo quando c'è da macinare dati, tenendo il migliore per quando serve davvero. È il router di AT&amp;T, deciso a mano da una persona invece che da un software.</div>
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<div>Vale la pena chiudere con la parte economica, che va nella direzione opposta al taglio. Al titolare ho detto che un piano capiente si giustifica in fretta, e la misura non era il prezzo: il lunedì che una volta se ne andava tutto a scaricare Excel e fare confronti adesso si chiude in un'ora e mezza. Novanta euro al mese contro un'ora e mezza recuperata ogni settimana è un conto che si fa in trenta secondi.</div>
<div><h2>L'onestà su questa storia</h2></div>
<div>Va detto come ho lavorato. L'articolo originale è di The Information ed è per abbonati, quindi non l'ho letto: quello che ho letto per intero è la ripresa di PYMNTS del 20 agosto, da cui vengono tutte le cifre e le frasi di Austin. Se l'originale contiene sfumature diverse, qui non le trovi.</div>
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<div>Sul merito, tre cautele. Il 56% riguarda la scrittura di codice e «alcuni altri compiti avanzati», e nessuno ha scritto che valga per tutta l'AI aziendale. Il 2% di calo è una misura dichiarata dall'azienda in un'intervista, senza verifica indipendente e senza che si sappia come sia stata calcolata la qualità. E AT&amp;T è una multinazionale con un reparto che misura queste cose di mestiere, per cui il ponte verso una PMI da venti persone lo costruisco io, e preferisco dichiararlo che farlo passare per un risultato dello studio.</div>
<div><h2>Cosa farei domattina</h2></div>
<div>Per una settimana tieni una riga ogni volta che qualcuno chiede qualcosa all'AI, con due sole colonne: cosa ha chiesto, e se era una richiesta di routine oppure una che chiedeva davvero di ragionare. Bastano il blocco note e cinque persone. Alla fine conta la proporzione, perché quella proporzione è il tuo router: se esce sette a tre di routine, il modello caro lo stai pagando per il lavoro sbagliato. Fra trenta giorni rifai il conto con accanto la spesa del mese. <b>Finché quella lista non ce l'hai, la conversazione sui costi non puoi nemmeno cominciarla.</b></div>
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<div><i>(Fonte: PYMNTS, «AT&amp;T Slashes AI Costs by Adopting Model Routers and Open Source», 20 agosto 2026, ripresa di un articolo di The Information dello stesso giorno con un'intervista a Mark Austin, vicepresidente AT&amp;T.)</i></div>

Domande frequenti

Io pago un abbonamento fisso, non a consumo. Questa storia mi riguarda?

Ti riguarda al contrario, e in modo più fastidioso. Con un canone fisso il costo non lo vedi in fattura, lo paghi in limiti: la persona che alle undici del mattino ha finito il credito settimanale perché ha mandato il modello grosso a fare riassunti, e per due giorni lavora a mano o va a chiedere l'accesso a un collega. In un'azienda dove faccio formazione erano trentotto persone su quattro abbonamenti condivisi, e chi consumava più in fretta girava a chiedere. È lo stesso problema che AT&T ha risolto con l'instradamento, solo che da loro si vedeva in bolletta e da te si vede sulle ore delle persone.

Come faccio a sapere quale modello sto usando?

Nella maggior parte degli strumenti sta in un menù a tendina in cima alla schermata, e nella maggior parte delle aziende nessuno l'ha mai aperto, per cui si lavora su quello che c'era di default. La verifica dura due minuti per persona e si fa in giro per gli uffici, non per mail. Accanto al nome del modello guarda anche la voce «utilizzo» nelle impostazioni, che dice quanto resta prima che si fermi: è il modo più rapido per scoprire chi sta bruciando il piano su lavori che non lo meritano, senza fare processi a nessuno.

I modelli aperti li posso usare anche io o servono dei tecnici?

Per una PMI la strada non è installarli, e chi te la propone ti sta vendendo un progetto. I modelli aperti oggi si usano attraverso lo stesso tipo di servizio che usi già, scegliendoli dall'elenco, e la differenza la vedi sul prezzo per la stessa quantità di lavoro. La cosa utile della vicenda AT&T sta prima di quella scelta: prima decidi quali compiti sono di routine, poi guardi cosa costa farli girare altrove. Fatto nell'ordine inverso diventa un cantiere tecnico che non chiude mai, e nel frattempo continui a pagare il modello caro per riscrivere le mail.