Apple: quel file nell'AI non si ritira. E i tuoi?

Il 31 agosto Apple ha depositato in tribunale una memoria contro un suo ex ingegnere e contro OpenAI. Dentro c'è una riga che riguarda chiunque usi l'AI al lavoro: un'informazione riservata data in pasto a un agente può creare usi irreversibili, che continuano a propagarsi. E i registri per ricostruire cosa è successo durano poco.

Apple: quel file nell'AI non si ritira. E i tuoi?

<div>Il 31 agosto 2026 gli avvocati di Apple hanno depositato alla corte federale della California del Nord una memoria supplementare nella causa contro un suo ex ingegnere, Chang Liu, e contro OpenAI. Nel documento c'è una riga che riguarda chiunque lavori con l'intelligenza artificiale: quando un'informazione riservata viene data in pasto a un agente o a un modello che «impara» da essa, quell'apprendimento può produrre <b>usi irreversibili e che continuano a propagarsi</b>.</div>
<div>La notizia gira come una causa fra colossi per il furto di segreti industriali, e a quel livello lo è. Per un'azienda normale la parte utile è quell'aggettivo, irreversibile, poiché descrive una cosa che dopo non si aggiusta.</div>
<div><h2>Cosa c'è scritto nel fascicolo</h2></div>
<div>Secondo la ricostruzione di Apple, Liu ha lasciato l'azienda per OpenAI a gennaio 2026 e ha continuato a scaricare file riservati dallo spazio cloud aziendale fino a fine aprile: decine di file, uno dei quali il 7 marzo. Il 18 marzo avrebbe usato quel file, lo schema di un circuito convertitore di potenza con i dati per simularne il funzionamento, per far girare una simulazione in LTspice, un programma per progettare circuiti elettronici, su un altro computer e sotto il profilo utente «changliu».</div>
<div>Negli stessi giorni, in alcuni messaggi, si sarebbe vantato che nell'ultima ora il suo agente AI «ha imparato a far girare LTspice, a guardare il risultato, a regolare il parametro di compensazione».</div>
<div><br></div>
<div>Poi la frase che vale tutto il documento: <b>«Ci mettevo un giorno... adesso sono due ore. Compreso impararlo da zero.»</b> Chi legge il messaggio gli risponde: «Oh cavolo, e allora a cosa gli servi?»</div>
<div><h2>Cosa vuol dire irreversibile, fuori dal tribunale</h2></div>
<div>Un file copiato si cancella, e la copia si conta. Un'informazione passata dentro un agente lascia in giro dell'altro: le simulazioni girate, i file di risultato derivati da quel dato, e la capacità acquisita di rifare quel lavoro in due ore invece che in un giorno. Apple sostiene che il file usato è uno di decine e che l'uso di quello fa presumere l'uso degli altri.</div>
<div>Per un'azienda normale la traduzione è secca. Il giorno in cui scopri che qualcuno ha caricato il listino, un contratto o l'anagrafica clienti dentro uno strumento, non esiste un pulsante che riporta indietro la cosa. Quello che puoi decidere è cosa entra, e si decide prima. È la stessa domanda che gira da mesi <a href="/blog/hanno-tagliato-libri-per-addestrare-unai-adesso-comprano-il-criterio">su cosa è finito dentro i modelli mentre venivano addestrati</a>, arrivata dalla porta di servizio.</div>
<div><h2>La seconda riga, quella sui registri</h2></div>
<div>Apple chiede tempi stretti anche per un'altra ragione: log, metadati e registri d'uso sono transitori, e vengono persi o sovrascritti in fretta. Sostiene inoltre che a giugno, dopo aver saputo dell'indagine interna, Liu abbia scritto a una collega di far «ripristinare» i dispositivi Apple in loro possesso e poi di «cominciare a usarli» di più. Ripristinare un dispositivo e rimetterlo in uso sovrascrive esattamente le tracce che servirebbero.</div>
<div>In un'azienda romagnola che fornisce attrezzature per la ristorazione professionale, mentre scrivevamo insieme la policy sull'uso dell'AI, il fornitore su cui girano gli applicativi interni era stato dato per buono a voce, con l'argomento che vale sette miliardi e avrà gestito la cosa.</div>
<div><br></div>
<div>Leggere le condizioni è costato un pomeriggio e ha prodotto tre numeri: i dati restano novanta giorni, a fine contratto ci sono trenta giorni per chiedere la cancellazione, e il contratto di trattamento dei dati è incluso soltanto dai piani aziendali in su. La regione dei server si sceglie, e l'Europa non è l'impostazione predefinita. Vale la regola di sempre, ovvero che <a href="/blog/openai-e-cento-aziende-avvisano-la-finestra-per-difendersi-si-sta-stringendo">la verifica si fa fuori dal canale che ti ha dato la risposta</a>.</div>
<div>Nella stessa azienda, mentre si parlava d'altro, è saltato fuori che il modulo «Lavora con noi» del sito raccoglieva candidature dal 2023: <b>seicentoventuno</b>, mai cancellate, perché nessuno sapeva che andasse fatto.</div>
<div><h2>L'onestà su questa storia</h2></div>
<div>Il documento è pubblico su CourtListener e l'ho letto per intero, comprese le quattro pagine che circolano come immagini. È la versione redatta di un atto depositato sotto sigillo, per cui i nomi dei file contesi sono coperti da rettangoli neri.</div>
<div>Due cautele sul merito. È una memoria di parte, scritta dagli avvocati di Apple per convincere un giudice a concedere un'istruttoria accelerata: i convenuti sostengono che nessun segreto sia stato sottratto e che la richiesta sia una battuta di pesca, l'udienza è fissata al 1° ottobre 2026 e nessuno ha ancora deciso chi ha ragione.</div>
<div><br></div>
<div>La frase sull'irreversibilità poggia poi su due dichiarazioni di consulenti scelti e pagati da Apple, quindi vale come argomento di causa e non come perizia indipendente.</div>
<div><h2>Cosa farei domattina</h2></div>
<div>Scrivi due righe e mandale oggi: nessun documento con dentro dati di clienti, prezzi riservati o disegni tecnici entra in uno strumento AI che l'azienda non ha scelto e verificato. Poi prenditi un pomeriggio per una cosa sola, cioè aprire le condizioni dello strumento che usate di più e cercare tre numeri, quanto conservano i dati, se il contratto di trattamento è incluso nel vostro piano, dove stanno i server. Fra trenta giorni fai la prova vera e chiedi a chi lavora con l'AI cosa ha caricato la settimana scorsa. <b>Se nessuno sa rispondere, quel registro non esiste, e l'irreversibile te lo racconta qualcun altro.</b></div>
<div><i>(Fonte: Apple Inc. contro Chang Liu e altri, causa n. 5:26-cv-07078-EJD, Corte distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Nord della California, documento 94-1 depositato il 31 agosto 2026, versione redatta di un atto depositato sotto sigillo. Udienza fissata al 1° ottobre 2026.)</i></div>

Domande frequenti

Noi usiamo l'AI solo per scrivere testi, questa storia ci riguarda?

Riguarda il momento in cui alleghi un file, che capita anche a chi scrive testi: il listino per far preparare un'offerta, il contratto tipo per farlo riassumere, l'elenco dei clienti per costruire una campagna. La differenza fra un piano personale e un piano aziendale sta proprio lì, poiché sui piani di lavoro dei fornitori principali i documenti caricati non alimentano l'addestramento dei modelli, mentre sui piani gratuiti l'impostazione va cercata e spenta. La regola che diamo in aula è una sola frase: se quel documento non lo manderesti per errore a un concorrente, prima si guarda su che piano stai lavorando.

Se un collaboratore ha già caricato qualcosa che non doveva, cosa faccio?

Prima si guarda cosa è stato caricato e quando, e le condizioni del fornitore dicono quanto tempo hai per chiedere la cancellazione, che di solito si conta in giorni e non in mesi. Poi si cancella la conversazione e si chiede la rimozione per iscritto, tenendo la risposta. La parte che conta arriva dopo: quel caricamento è successo perché la regola non c'era o perché non era chiara, quindi si scrive in tre righe e si manda a tutti nello stesso giorno. Punire chi ha caricato senza aver mai scritto la regola è il modo migliore per non saperlo la prossima volta.

Come faccio a sapere cosa è stato caricato, se non ho i registri?

Sui piani aziendali con visibilità amministrativa qualche traccia c'è, e va chiesta a chi gestisce gli account prima che scada. Dove i registri non esistono, l'unico strumento che funziona è chiederlo alle persone, una volta al mese e senza tono da ispezione: cosa hai caricato, dove, per fare cosa. Serve a due cose insieme, cioè a sapere dove stanno i dati e a scoprire quali procedure stanno già girando con l'AI senza che nessuno le abbia scritte. Nelle aziende che seguiamo, la seconda risposta è quasi sempre più interessante della prima.